Le domande più comuni
Qui trovi le risposte alle domande che mi vengono fatte più spesso prima di iniziare un percorso. Se non trovi quello che cerchi, scrivimi: ti rispondo volentieri.
Dove si trova lo studio e a chi si rivolge la terapia?
Lo studio si trova a Torino, in zona Porta Susa, in uno spazio sicuro e riservato.
Ricevo all'interno del Centro di Psicoterapia e Psicologia Clinica "Studio Bonzanigo 11".
I percorsi di supporto psicologico e psicoterapia sono rivolti ad adolescenti e persone adulte che sentono il bisogno di esplorare la propria storia, affrontare momenti di disagio o ritrovare una connessione autentica con la propria identità.
Quali disturbi o problematiche vengono trattati principalmente?
L'intervento terapeutico si concentra su vissuti di profondo disagio che possono sfociare in ansia, depressione, senso di vuoto, vergogna o rabbia repressa. Grazie al lavoro mirato sull'identità, ho una solida esperienza clinica nel supporto psicologico per le Persone Queer e nel Sostegno psicologico a chi riceve una diagnosi di Lipedema e a chi affronta un percorso di chirurgia bariatrica.
Qual è l'approccio teorico e clinico di riferimento?
Il mio lavoro si fonda sulla psicoterapia a orientamento psicoanalitico, con un vertice di osservazione e cura gruppoanalitico.
In questo paradigma la persona non viene mai vista come un individuo isolato, ma come il frutto delle sue relazioni. La gruppalità, la relazionalità e i legami — familiari, sociali, culturali e comunitari — sono considerati dimensioni fondamentali e costitutive della psiche umana, sia negli aspetti consci sia in quelli inconsci.
Questa base teorico-clinica viene integrata con dispositivi espressivi e creativi — come il Metodo Caviardage®, la fotografia terapeutica, il collage e l'RDA (Reconnaissance des Acquis) —, strumenti che si rivelano particolarmente preziosi ed efficaci, specialmente all'interno dei percorsi di terapia di gruppo.
Quando è il momento giusto per chiedere aiuto a uno psicoterapeuta?
Spesso il bisogno di iniziare un percorso emerge quando, magari anche riuscendo a "funzionare" nel quotidiano, ci si sente disconnessi da se stessə; in quel caso possono emergere sintomi come ansia, umore basso, difficoltà a trovare entusiasmo nelle attività di tutti i giorni.
È possibile sentire la necessità di iniziare un percorso anche quando si affrontano momenti di forte transizione o crisi, come una separazione, un trasferimento, una diagnosi o un intervento chirurgico, come anche un cambio di lavoro; queste situazioni possono generare incertezza, smarrimento, rendendo urgente il bisogno di trovare nuovi strumenti per affrontare il cambiamento.
Come si svolge la prima seduta e cosa devo aspettarmi?
È uno spazio di ascolto e di accoglienza reciproca, perché anche fare questo primo passo può spaventare o agitare.
Nel primo incontro ti chiederò di raccontarmi cosa ti spinge a venire in studio in questo momento. Per me sarà l'occasione per iniziare ad ascoltare la tua storia e per capire insieme se sono la professionista giusta per accompagnarti in questo tratto di strada.
Quanto dura una seduta e come si fissano gli appuntamenti?
I colloqui individuali hanno una durata di circa 45-50 minuti, mentre le sedute di gruppo durano solitamente 90 minuti. Gli appuntamenti si concordano insieme durante i primi incontri, individuando un giorno e un orario fisso per garantire la continuità e la regolarità necessarie al percorso di cura.
Le sedute si svolgono solo in presenza o anche online?
Il lavoro in presenza nel mio studio di Torino rappresenta il luogo privilegiato della cura, in particolare per l'attenzione alla corporeità e alla relazione. Tuttavia, valuto la modalità online quando ci sono specifiche esigenze geografiche, motivi di salute o impedimenti legati a condizioni croniche, costruendo una modalità di lavoro idonea e condivisa.
Sono previsti solo incontri individuali?
Non esclusivamente.
Ci sono situazioni in cui la domanda nasce già da un nucleo familiare o all'interno di una relazione — monogama o non monogama — ed è del tutto naturale che il soggetto della cura sia quel gruppo di persone, avviando fin da subito un lavoro di coppia o familiare.
All'interno di un percorso individuale, inoltre, posso valutare sul piano clinico l'opportunità di coinvolgere, in momenti specifici, un partner o un familiare. Quando la sofferenza o i nodi da sciogliere toccano in modo profondo i legami significativi, aprire temporaneamente lo spazio a un'altra persona diventa uno strumento prezioso per sbloccare dinamiche complesse e favorire una comprensione condivisa.
Infine, valuto sempre sul piano trattamentale e terapeutico l'opportunità di proporre il passaggio da un campo duale (a due) a uno gruppale, quando la forza del gruppo e lo rispecchiamento con le storie altrui si rivelano la risorsa più efficace per uscire dall'isolamento e favorire la trasformazione.
Quanto dura un percorso e con che frequenza ci si vede?
La frequenza è solitamente settimanale, un ritmo che permette di dare continuità al lavoro clinico e di mantenere un filo conduttore vivo tra una seduta e l'altra.
La durata non è standard né preconfezionata: è sartoriale.
Dipende dalla tua storia, dal momento che stai attraversando e dagli obiettivi che scegliamo di mettere a fuoco insieme. Alcuni percorsi rispondono a un bisogno di cura circoscritto nel tempo, altri aprono a un'esplorazione più profonda della propria identità e del proprio modo di stare nelle relazioni.
Lavori in collegamento con percorsi medici o specialistici?
Sì.
Il campo terapeutico può aprirsi, laddove necessario, alla collaborazione con unə psichiatrə, sia nei casi in cui si valuti opportuno un supporto farmacologico, sia per percorsi di approfondimento e valutazione diagnostica (come nell'ambito della neurodivergenza o di altre condizioni specifiche).
A questo si aggiunge un dialogo costante con gli altrə professionistə della salute: in situazioni come la chirurgia bariatrica, i percorsi di affermazione di genere o il trattamento di condizioni cronicizzate, resto a disposizione degli altrə curantə per allinearci su obiettivi, tempi e necessità dell'intervento, garantendo una presa in carico realmente integrata e rispettosa della persona.
È possibile utilizzare il Bonus Psicologico per le sedute?
Sì, sono iscritta all'elenco dei professionisti accreditati per il Bonus Psicologico. È quindi possibile usufruire di questa agevolazione per iniziare o proseguire il proprio percorso di psicoterapia, previa verifica dei requisiti ministeriali in corso di validità.
Ho sentito parlare di una fase di consultazione, cosa vuol dire?
Significa che l'inizio di un percorso non parte mai con un'adesione al buio, ma si apre con uno spazio preliminare di incontro e valutazione (che solitamente dura dai 2 ai 3 colloqui).
La fase di consultazione non è ancora la psicoterapia vera e propria, ma un tempo dedicato a:
- Inquadrare la sofferenza e la domanda: comprendere insieme il momento di crisi o la fatica che stai attraversando, senza la fretta di applicare etichette immediate o soluzioni predeterminate;
- Raccogliere l'anamnesi personale e familiare: ricostruire i passaggi significativi della tua storia di vita, della tua salute e del contesto relazionale e familiare in cui ti sei formato/a;
- Valutare la direzione terapeutica: individuare la forma di cura più adatta a te in questo momento (un percorso individuale, di gruppo, o l'eventuale affiancamento di specialisti medici).
Oltre a essere propedeutica alla valutazione del tipo di percorso più utile, questa fase serve anche a sperimentare la relazione: permette a te di sentire se ti trovi in uno spazio protetto e non giudicante, e a me di verificare se ho gli strumenti idonei per accompagnarti.
Al termine di questi primi incontri facciamo un punto della situazione: condividiamo una restituzione di quanto emerso e valutiamo insieme se e come proseguire, concordando il patto terapeutico (frequenza, orari e obiettivi condivisi).
Se ti ritrovi, contattami
Ogni vissuto merita ascolto e protezione. Se desideri uno spazio sicuro e senza giudizio per aprirti, cercami per un colloquio conoscitivo.
